Martes, 29 Mayo 2018 03:07

UN IO SENZA ALTARE (LA POESIA DELLA VERSIONE) Testo di: Alejandra Teherán

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UN IO SENZA ALTARE

(LA POESIA DELLA VERSIONE)

Testo di:

Alejandra Teherán

 

 

 

Revisione di:

M.Licari

 

 

 

Anche per questo ho avuto fede

Anche per il silenzio,

decrepito,

 le mani.

Fino a ciò che presagisco.

Inavvertitamente:

La morte

 

 

 

 

 

 

Non siamo tutto quello che abbiamo scritto

 

Creare è dare un senso,

l'estetica del senso.

Non siamo tutto quello

che abbiamo scritto.

Siamo quello che diamo indietro,

il tratto che chiude la linea, che profila la curva.

La geometria.

 

Non siamo tutto quello

che abbiamo scritto.

-Siamo ciò che non siamo-

Nel non essere siamo

abbracciati alla creatura dello specchio,

rinchiusi come bambini.

Non siamo tutto quello che abbiamo scritto.

Siamo

 

 

 

 

 

 

 Sono volgare mediante pura sofisticazione della bellezza

 

 

Sono un talento,

un precetto.

Posseggo la destrezza di essere l’uno e l’altra

 

 

 

L'eterna adolescenza

 

 

La caricatura dell'usignolo,

essere noi (stesse).

L'eterna adolescenza dietro noi stesse

Simile a qualcosa che cinge i pantaloni.

Lo sguardo eterno sul banco,

e una sedia vuota.

L’errore,

la routine.

L'eterna adolescenza (siamo) noi stesse:

 Afflitte

Sofferenti

come una caricatura infinita verso il terrore

 

 

 

 

 Aveva la malattia di Dio

 

 

quella che gli ho ordinato,

ho creduto che fosse caduto nelle mie mani,

sulle linee che io stessa

mi sono incaricata di tracciare.

Mi sono sforzata di dare senso all’incisione,

alla ferita che lasci per dopo.

 

Mi sono sforzata senza senso nel senso

come un gioco da bambine,

un gioco d’azzardo.

 

Mi sono sforzata nelle risposte,

senza metterle in dubbio:

Come fanno quelli che si nascondono dalla luce

perché sanno che al buio la capiscono.

 

Come si capisce l'amore tra le tenebre

sotto il solco delle lenzuola

e così, ormai offeso, il silenzio;

mi ammalo,

messa dentro

dal mio non volere.

La malattia di Dio

tracciata come una mappa lungo il corpo,

mentre tesse l'offesa di essere me stessa

 

 

 …E non vedrò i miei genitori pregare

 

 

(una preghiera dei sensi ed il tatto della ribellione in bocca)

come uno strumento che la cicatrice lascia dentro

Starò in cima

un piccolo fischio

che trabocca l’udito

Starò in cima

ma non sarò io

Mio piccolo schiavo

 

 

 

 

 

Visto 1154 veces Modificado por última vez en Jueves, 07 Junio 2018 04:19
Alejandra Teherán

POETA Y ESCRITORA

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